
Mascarello Michele & Figli C.Valletti S.n.c. 

Mascarello Michele & Figli C.valletti S.n.c. 
Barbaresco – Tenuta Cà Grossa
Barbaresco – Tenuta Cà Grossa
La Tenuta Cà Grossa, da cui nasce l’omonimo Cru (Menzione Geografica Aggiuntiva), è già presente sui mappali del XVIII secolo, conservati presso l’Archivio di Stato di Torino e rappresenta, pertanto, una parte storica del territorio di Barbaresco. Essa deve il proprio nome al fatto di essere il più grande appezzamento di terreno in corpo unico di tutto il comprensorio di Barbaresco. Dove ora sorge la Tenuta, prima vi era un bosco chiamato dai Romani Silva Barbarica, da cui il nome di Barbaresco. Tra i meravigliosi vigneti che circondano il podere, che è ubicato sul lato est della rinomata valle degli Asili, vi è la vigna denominata San Michele Alto.
La Tenuta Cà Grossa, da cui nasce l’omonimo Cru (Menzione Geografica Aggiuntiva), è già presente sui mappali del XVIII secolo, conservati presso l’Archivio di Stato di Torino e rappresenta, pertanto, una parte storica del territorio di Barbaresco. Essa deve il proprio nome al fatto di essere il più grande appezzamento di terreno in corpo unico di tutto il comprensorio di Barbaresco. Dove ora sorge la Tenuta, prima vi era un bosco chiamato dai Romani Silva Barbarica, da cui il nome di Barbaresco. Tra i meravigliosi vigneti che circondano il podere, che è ubicato sul lato est della rinomata valle degli Asili, vi è la vigna denominata San Michele Alto.

La splendida vigna fu piantata nel 1978 da Michele Costa, vero pioniere dell’agricoltura e nonno dell’amico Michele Savasta Fiore, con cui abbiamo iniziato questo progetto. Con l’uva coltivata e prodotta da questa vigna, l’enologo Davide Benaglia ha realizzato quest’anno il vino atto a diventare Barbaresco D.O.C.G. Cà Grossa 2022. Nella Cantina Storica, in cui sono stati rinvenuti mattoni di fattura romana, il futuro Barbaresco riposerà ora in botti di rovere per lungo tempo.
La splendida vigna fu piantata nel 1978 da Michele Costa, vero pioniere dell’agricoltura e nonno dell’amico Michele Savasta Fiore, con cui abbiamo iniziato questo progetto. Con l’uva coltivata e prodotta da questa vigna, l’enologo Davide Benaglia ha realizzato quest’anno il vino atto a diventare Barbaresco D.O.C.G. Cà Grossa 2022. Nella Cantina Storica, in cui sono stati rinvenuti mattoni di fattura romana, il futuro Barbaresco riposerà ora in botti di rovere per lungo tempo.

Da quest’anno anche nella vigna di Barbaresco inizieremo un percorso verso una viticoltura sostenibile, attraverso la realizzazione di tutti e quattro i punti cardine:
1. Agricoltura rigenerativa: non utilizzo di diserbanti e concimi chimici, ma concimazione con sostanze organiche.
2. Aumento della biodiversità: posizionamento di nidi per passeriformi.
3. Difesa integrata: includere nella difesa convenzionale dei principi di lotta biologica
4. Utilizzo di strumenti digitali: D.S.S. cioè un supporto decisionale digitale e nello specifico EMAT, modello Previsionale per i residui.
Da quest’anno anche nella vigna di Barbaresco inizieremo un percorso verso una viticoltura sostenibile, attraverso la realizzazione di tutti e quattro i punti cardine:
1. Agricoltura rigenerativa: non utilizzo di diserbanti e concimi chimici, ma concimazione con sostanze organiche.
2. Aumento della biodiversità: posizionamento di nidi per passeriformi.
3. Difesa integrata: includere nella difesa convenzionale dei principi di lotta biologica
4. Utilizzo di strumenti digitali: D.S.S. cioè un supporto decisionale digitale e nello specifico EMAT, modello Previsionale per i residui.






